Il 6 giugno ho avuto il piacere di essere parte delle mamme blogger che hanno partecipato all’evento Mamme in Parlamento, una giornata di confronto con le istituzioni, su diversi argomenti importanti per noi mamme: la famiglia, la salute, il lavoro e le nuove tecnologie, temi molto caldi del periodo.

Alla giornata hanno partecipato diversi membri del Parlamento, rappresentanti di diverse funzioni, oltre che blogger di mia conoscenza, ricercatori di importanti università ed esperti di altre aziende locali.

Ritengo che la giornata sia stata molto interessante e abbia rappresentato un inizio di apertura delle persone che ci governano al mondo delle mamme e alla loro influenza e importanza sia nel mondo del lavoro, ma sopratutto in quello famigliare ed è per questo che voglio rendere partecipi voi che mi seguite riassumendovi quello che ci siamo detti.

Mamme in Parlamento

Mamme in Parlamento

La giornata è stata organizzata dal team di Fattore Mamma, una società che ha creato un network di mamme da mettere in contatto con le aziende, e da Italian Digital Revolution, con particolare menzione a Rosangela Cesareo, blogger di Mamme Wonderwomen, che ha dialogato con le istituzioni per avere la più ampia partecipazione alla giornata.

Ha aperto la giornata l’On. Simone Baldelli, Vice Presidente della Camera dei Deputati, che ha evidenziato l’importanza della rivoluzione digitale delle mamme, che attraverso l’uso di smartphone o computer riescono a mantenere la loro vita sociale anche rimanendo all’interno della loro abitazione, così come a a gestire l’economia famigliare e ad utilizzare piattaforme digitali per la gestione della burocrazia di tutti i giorni.

La giornalista Mediaset Giancarla Rondinelli è poi passata a uno dei temi caldi della giornata: l’assenza di infrastrutture e servizi adeguati per la gestione dei bambini nei luoghi di lavoro, primo tra tutti Montecitorio, in cui non esiste una zona nido o zona allattamento adeguata per le mamme, mentre negli altri Paesi in Parlamento è possibile portare i figli in ogni luogo.

Ovviamente è stato evidenziato che non solo Montecitorio dovrebbe avere questi servizi, ma è evidente che se nemmeno in una tale istituzione è disponibile, nelle altre aziende pubbliche o private può solo andare peggio no?

La ricerca sulle famiglie italiane

Un intervento particolarmente interessante è stato quello di Agnese Vitali, Assistant Professor in statistica sociale e demografia presso l’Università di Southampton, che ha portato dati molto incisivi sull’argomento Maternità, lavoro e famiglia, in particolare in 4 punti principali:

  • Fecondità
  • Occupazione femminile
  • Gestione famigliare
  • Servizi per l’infanzia

Fecondità

Come ci si può tranquillamente aspettare, l’Italia è un paese in cui le famiglie fanno pochi figli e li fanno più avanti con l’età rispetto agli altri paesi europei. Negli anni ’60 nascevano più di 1 milione di bambini all’anno, mentre nel 2016 i nuovi nati sono stati 474.000; in particolare si parla di 1,37 figli per famiglia, rispetto alla media europea (sopratutto nei paesi del Nord Europa) di 2 figli per famiglia. L’età media del primo figlio è passata dai 25 anni nel 1980 ai 31 anni nel 2015.

Si vede inoltre dai dati forniti che sta mutando la famiglia tradizionale, crescendo i figli fuori dal matrimonio dal 5 al 30 %, muovendosi quindi verso lo standard europeo (che vede figli fuori dal matrimonio per circa il 55% delle coppie).

Occupazione femminile

Per quanto riguarda l’occupazione femminile, l’informazione non è stata piacevole, in quanto ha evidenziato che l’occupazione femminile diminuisce all’aumentare del numero di figli per quanto riguarda le donne (dal 62 al 44%) mentre rimane pressochè invariata o piuttosto aumenta per quanto riguarda gli uomini. Questo evidenzia quindi un importante gender gap (anche nelle famiglie senza figli si parla del 73% di uomini occupati verso il 62% delle donne occupate).

L’occupazione femminile non cambia però con l’età del figlio, e lo si spiega nel fatto che una volta uscite dal mondo del lavoro per alcuni anni, le donne fanno fatica a rientrarci e rimangono inoccupate. Part time e orari agevolati per le famiglie sarebbero la via giusta per rendere questo dato migliore ed è la direzione che sembra stia prendendo il Governo con le sue leggi.

Un dato molto positivo è invece quello che vede le donne con istruzione terziaria in percentuale più occupate degli uomini.

Allo stato attuale, in Italia, nella maggioranza delle coppie sono entrambi occupati, ma rimane molto bassa la percentuale di donne breadwinner, ossia di donne che percepiscono stipendi più alti rispetto a quelli degli uomini. Questo dato risulta invece migliore negli altri paesi Europei, arrivando al 30% nei paesi del Nord Europa, rispetto al 10/15% dell’Italia.

Gestione famigliare: la cura della famiglia spetta solo alla donna?

Un dato a mio parere negativo è quello che vede le donne dedicare il 22% del loro tempo al lavoro famigliare, mentre i compagni/mariti se ne occupano solo per la metà del tempo! Vengono così identificati dei chiari ruoli femminili nell’ambiente domestico, sia che queste donne siano occupate, sia che siano a casa dal lavoro.

Nei paesi europei questo gender gap è molto minore, mentre in Italia c’è ancora molto lavoro da fare. Va forse ricercata questa differenza nella grande inoccupazione femminile? O semplicemente sarebbe necessario un cambio di mentalità?

Servizi per l’infanzia

In Italia solo il 27% dei bambini compresi tre gli 0 e i 3 anni frequentano servizi per l’infanzia, dato che passa al 10% se si vanno a considerare i servizi al di fuori dell’orario lavorativo, mentre nei paesi scandinavi questo dato si alza all’82%, sinonimo di una grande frequentazione dei bambini fin dalla tenera età alla vita sociale e al confronto con altri bambini.

Promozione dell’uguaglianza tra padri e madri, estensione del congedo parentale dei padri, agevolazione del rientro al lavoro della donna dopo la maternità sarebbero quindi le giuste iniziative per rilanciare l’occupazione femminile!

Le misure proposte al Governo per agevolare la maternità

Poco tempo fa avevo riassunto in un articolo tutti gli aiuti riservati alle famiglie nel momento in cui nasce un figlio, per la maggior parte misure riservate a famiglia in difficoltà e con ISEE basso.

Secondo la deputata Federica Dieni, in Italia non ci sono però misure che agevolano la mamma, ma si fa affidamento sull’aiuto familiare, come accadeva anni fa. Il problema principale è però quello che, a differenza di anni fa, in cui le famiglie si stringevano attorno alla neomamma e in cui i nonni andavano in pensione presto, ora è raro che i nonni siano in pensione e le mamme si trovano sempre più spesso a dover affrontare da sole la cura dei figli, avendo quindi difficoltà a rientrare a lavoro.

Sono quindi state fatte diverse proposte per la nuova legge sulla maternità, riassumibili in questi punti:

  • agevolazioni per i voucher asilo,
  • proposte per rendere flessibile l’orario di lavoro (telelavoro, part time, banca ore per ferie,…),
  • aumento dei riposi per allattamento,
  • congedo parentale anche ai padri lavoratori autonomi, che non hanno alcuna garanzia,
  • promozione dell’apertura di asili nido aziendali, con agevolazioni fiscali,
  • agevolazione delle procedure informatiche per richiedere le pratiche della maternità,
  • prolungamento la maternità fino ai 12 mesi del bambino, all’80% dello stipendio,
  • sgravi contributivi per i genitori che assumono babysitter

Per tutte queste proposte serve chiaramente trovare fondi, ma sono ritenute strutture e proposte basilari per uno stato di diritto.

Ha poi preso la parola l’On. Titti Di Salvo, Deputata PD e Vicepresidente PD alla Camera dei Deputati, le cui idee vorrebbero l’Italia come un paese moderno in cui la maternità sia una libera scelta: nessuna deve essere costretta a non esser madre. In questa scelta la donna deve essere protetta e garantita.

Un passo avanti molto grande è stato compiuto con l’eliminazione delle dimissioni in bianco, che non sono più possibili da quando è necessario scaricare un modulo online, con numero progressivo, al momento in cui serve. Rimangono purtroppo le condizioni di mobbing e esasperazione della neomamma fino al punto che si licenzia, ma per questo purtroppo ci si deve ancora lavorare molto!

La maternità obbligatoria è stata definita valida come presenza ai fini del premio di rendimento aziendale, anche questa nota molto positiva.

Un altro progresso è stato fatto con lo Smart working: nella legge delega sul lavoro autonomo, l’indennità di maternità viene comunque riconosciuta, anche se il lavoratore non si astiene dal lavoro (nel lavoro autonomo astenersi per 5 mesi significherebbe infatti perdere il lavoro).

Bonus mamma domani

Alcuni aiuti fissi e strutturali, quindi da non riconfermare di anno in anno, sono stati già definiti, come confermato dal Ministro Costa:

  • voucher babysitter per chi non richiede la maternità facoltativa
  • 1000 € all’anno per l’asilo, per i bambini nati dal 2016
  • bonus bebè di 960 €/anno legato all’ISEE
  • bonus mamma domani di 800 € non legato all’ISEE

Le mamme sono sempre più tecnologiche

Secondo una ricerca condotta dalla 2BResearch, di Maria Luisa Bionda, il 34% delle mamme ha abbandonato il tempo pieno dopo la maternità, passando molto più tempo a casa coi propri figli.

A seguito di questo cambiamento, lo smartphone è diventato sempre più spesso uno dei pochi mezzi che hanno tutte le madri per rimanere connesse col mondo, mantenere la loro vita sociale, anche quando sono risucchiate da un vortice di pannolini, pappe e poppate!

Lo smartphone e la tecnologia aiutano quindi nel ruolo di madre, semplificano e migliorano la qualità della vita. Internet e la tecnologia sono una strada indispensabile per la nostra sopravvivenza sociale, per i contatti con le persone, gli acquisti, per seguire le tendenze. Dallo smartphone passano emotività e funzionalità, foto, ricordi, appuntamenti, condivisione, e una marea di altre emozioni.

Si va oltre la gestione classica dei tempi e si vanno a modificare molte dinamiche sociali: se tutto passa attraverso lo smartphone significa che ci sono delle lacune altrove, mancano spazi di movimento in altre direzioni. Se io cerco informazioni online, vado a dare importanza a quelle informazioni. Non si vanno più a contattare gli specialisti, ma si cerca online: si guarda di più all’autorevolezza delle informazioni che all’autorità da cui derivano.

L’istruzione diventa quindi a portata di tutti e si acquisisce una coscienza collettiva digitale come confronto di esperienze vissute.

L’avvocato Andrea Catizone ha evidenziato anche come il contenuto web possa influire sulla costruzione dell’identità dei bambini e come sia importante utilizzare misure educative e costruttive, non repressive, nei confronti dei bambini, per un corretto approccio all’utilizzo del web.

Bambini e tecnologia

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio

Una frase molto bella quella che ha introdotto Barbara Damiano, Blogger di mammafelice.it, che deriva da un proverbio africano ed è la cosa più vera che ci sia! Evidenzia la necessità di non abbandonare la neomamma.

Secondo un questionario che è stato fatto in collaborazione con Fattore Mamma su 1242 mamme, le principali problematiche sono il rientro a lavoro troppo presto, la necessità di una maggiore flessibilità di orari, un maggiore sostegno economico e tutela legislativa, l’inaccessibilità degli asili nido (pochi posti e con costi elevati), la pressione sociale che richiede alle mamme di rimanere a casa coi propri figli.

Insomma, in poche parole, le madri fuori dal lavoro e i padri fuori dalla vita dei figli, perchè qualcuno dovrà pur portare a casa la pagnotta!

Ascolto, riconoscimento, sostegno: questo è il modo delle mamme di chiedere il loro pezzo di felicità.

Informazioni autorevoli a disposizione di tutti

Non si è discusso apertamente della tematica sui vaccini che attualmente infiamma molti animi, a questo primo incontro, vista sopratutto la mancanza del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin, che era occupata in altri impegni istituzionali, ma si è evidenziata la necessità da parte delle mamme e degli utenti del web in generale, di reperire informazioni autorevoli e riuscire a capire quali siti consultare per avere informazioni attendibili.

In un mondo alla continua ricerca della verità, è molto importante che le istituzioni cerchino di dare risposte autorevoli, facendosi aiutare da persone competenti.

Chi si fa sentire in rete è chi ha la voce più grossa, e non sempre sono i medici che hanno le risposte, anzi spesso sono persone incompetenti e il rischio diventa troppo grosso! Oltre che fruitori di informazioni, infatti, gli utenti del web diventano anche distributori, causando così la massima diffusione di notizie, sia positive che negative.

Un altro punto evidenziato è stato quello della mancanza di educazione sessuale nelle scuole, la necessità di formazione dei genitori nei consultori e dalle istituzioni. Persone formate portano buone informazioni alle altre, generando una catena di conoscenza.

Insomma, un incontro davvero interessante e un’opportunità di dialogo con le istituzioni a cui son felice di aver partecipato. Sperando sia solo il primo di una lunga serie!

Un breve sondaggio sull’occupazione delle mamme italiane del gruppo Cose Tra Mamme

In previsione della mia visita in Parlamento del 6 giugno, avevo deciso di fare un piccolo sondaggio all’interno di un gruppo di mamme di cui faccio parte. Si chiama Cose tra mamme e definirlo gruppo in realtà è molto limitativo, visto che ne fanno parte almeno 40.000 mamme!

Le mamme che hanno risposto al sondaggio sono circa 1700 mamme e ho voluto chiedere loro quale fosse la loro condizione lavorativa tra le seguenti:

  1. Mamme inoccupate
  2. Mamme che si sono dimesse entro il primo anno di vita del bambino
  3. Mamme che si sono dimesse forzatamente, vittime di mobbing o alle quali scadeva il contratto dopo aver saputo di essere rimaste incinta
  4. Mamme part time
  5. Mamme full time
  6. Mamme impiegate in posizioni di prestigio, come quadri, dirigenti,…
  7. Mamme libere professioniste o in aziende di famiglia
  8. Mamme che lavorano da casa (blogger, creative, networker,…)
  9. Mamme che studiano

Ciò che ne è uscito è la seguente panoramica:

Occupazione delle mamme di Cose tra Mamme, prese come campione
Occupazione delle mamme italiane

Dal grafico si vede molto bene che tra le mamme lavoratici, la maggior parte delle mamme, circa il 24%, sono occupate a tempo pieno e il 23% sono occupate part time, mentre sono molte meno quelle che occupano posti che ho definito “di prestigio”, quindi quadri, dirigenti e posizioni decisional, per le quali ci sono in preponderanza degli uomini.

Una buona parte delle mamme ha deciso di stare a casa entro l’anno del bambino, per potersene occupare personalmente (il 9% circa), ma un’altra buona parte, circa l’11%, è stata costretta a stare a casa, per questioni di mobbing, scadenza del contratto o chiusure aziendali.

Molte di queste mamme hanno deciso a loro volta di aprire un’azienda famigliare o in alternativa di lavorare da casa reinventandosi, facendo ad esempio lavori manuali con materiali vari, scrivendo blog (da molti definiti il mestiere del futuro) o vendendo prodotti tramite società di networking.

Un 4% circa delle mamme studiano poi per rincorrere i loro sogni, e fan parte sia della categoria di mamme inoccupate, sia di quelle che lavora da casa (qualcuna anche tra quelle che lavorano part time o a tempo pieno!).

 

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